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Ordine degli Psicologi del Veneto

recensioni | ARGOMENTI DI PSICOLOGIA CLINICA E DI PSICOLOGIA GIURIDICA

ARGOMENTI DI PSICOLOGIA CLINICA E DI PSICOLOGIA GIURIDICA

La potenza della parola nei riguardi delle cose dell'anima sta nello stesso rapporto della potenza dei farmaci nei riguardi delle cose del corpo (Gorgia 483 a.C. circa – 375 a.C.)

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Utente: Inghilleri
Nome: Marco Inghilleri
Marco Inghilleri, psicologo psicoterapeuta, mediatore familiare, libero professionista, esercita in Padova presso lo Studio di Psicologia Giuridica e Psicoterapia, via Carlo Rezzonico, 22, tel/fax. 049-9875002. Collabora sia con l'Università di Padova (Facoltà di Psicologia e Facoltà di Sociologia) che con l'Università Bicocca di Milano (Facoltà di Sociologia)e con l' Institute of Constructivist Psychology. E' presidente dell'Associazione Italiana di Psicologia e Sociologia Interattivo-costruttivista (www.scienzepostmoderne.org) ed è stato docente in diverse scuole di specializzazione in psicoterapia. Le sue aree di interesse clinico riguardano: problemi relativi all'identità sessuale, personale e sociale, disturbi alimentari, dismorfofobie e problematiche legate alla costruzione dell'immagine corporea in uomini e donne. Si occupa inoltre dei disturbi d'ansia e delle disfunzionalità delle relazioni di coppia e dei disturbi della sessualità.

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giovedì, 30 aprile 2009

Segnalazione evento: Michel Foucault: i soggetti, i poteri, le libertĂ 

Le ricerche e la scatola di attrezzi di Michel Foucault – grande protagonista del pensiero novecentesco – ci aiutano ad ampliare gli orizzonti delle nostre libertà personali e collettive: a costruire nuove autonomie, nuovi valori, nuovi “modi di vita”, all’interno del travagliato e complesso panorama della nostra democrazia e della crisi epocale che la attraversa.
Dobbiamo allora – con l’occhio rivolto al futuro – «capire in quale misura la poderosa e variegata macchina analitica di Foucault ci aiuti a costruire un’ontologia critica di noi stessi, un’ontologia del nostro presente, concepita non tanto “come una teoria o una dottrina”, ma piuttosto come una prassi, come un atteggiamento, un ethos, una vita filosofica, laddove la critica di quello che siamo è, al tempo stesso, analisi storica dei limiti che ci vengono posti e prova del loro superamento possibile”»
(dall’Introduzione di M. Galzigna a “Foucault, oggi”).
 
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Mario Galzigna insegna all’Università di Venezia, Storia della Scienza ed Etnopsichiatria & Psichiatria clinica.
Ha insegnato all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, all’Università di Boston e di Ginevra. E’ stato invitato come visiting professor all’Università di Marsiglia e all’Università della California (Los Angeles). Tra i suoi vari lavori pubblicati: La malattia morale. Alle origini della psichiatria moderna (Marsilio), Il mondo nella mente. Per un’epistemologia della cura (Marsilio), La follia reclusa. Museo del Manicomio di San Servolo (Arsenale).
Ha curato la pubblicazione di autori classici della psichiatria (Esquirol, Georget, Binswanger). E’ condirettore del magazine “Psychiatry on line Italia”.
   
 
 
 
Dibattito sul tema:
Michel Foucault: i soggetti, i poteri, le libertà
 
 Giovedì 14 maggio 2009
Sala Paladin di Palazzo Moroni
Ore 17.30
 
In occasione della pubblicazione del libro a cura di Mario Galzigna
“Foucault oggi”
(Feltrinelli)
la S.V. è invitata a partecipare
al dibattito sul tema
“Michel Foucault: i soggetti, i poteri, le libertà”
 
Interventi:
 
prof. Sandro Chignola
Università di Padova
 
prof. Umberto Curi
Università di Padova
 
prof. Mario Galzigna
Università di Venezia
postato da: Inghilleri alle ore 14:55 | link | commenti
categorie: recensioni, societĂ 
sabato, 19 luglio 2008

Giornale di Psicologia

E' uscito da poco il nuovo numero del Giornale di Psicologia.
Il GdP viene pubblicato normalmente in edizione cartacea.
Nel contempo, ne viene realizzata anche una versione elettronica identica che è liberamente (e gratuitamente) open access su internet per gli studiosi ed i ricercatori di tutto il mondo.
Il Giornale di Psicologia è il periodico scientifico internazionale nato per iniziativa del Laboratorio di Ricerca sulla Personalità e sul Counseling dell'Università di Torino.
Potete accedere liberamente a tutti i numeri del Giornale di Psicologia presso il sito
 
http://giornaledipsicologia.it
 
Buona lettura.
postato da: Inghilleri alle ore 23:13 | link | commenti
categorie: recensioni
lunedì, 11 febbraio 2008

Adriano Zamperini. L'indifferenza. Conformismo del sentire e dissenso emozionale, Einaudi, Torino, 2007

Che cosa significa essere un essere umano in questo tempo, in questa società, una delle società del mondo occidentale, e soprattutto come si manifesta e a quali valori si richiama l’espressione di questa mia, nostra, umanità? Tale è la domanda che Adriano Zamperini rivolge a se stesso e ai lettori che lo hanno seguito via via in un percorso di riflessione, cercando di raccontare il complesso e quasi vano tentativo che l’esistenza di ciascuno, nessuno escluso, prova ad organizzare per difendersi dalla disfatta della perdita di quelle certezze che la postmodernità ha spazzato via, costringendoci a diventare niente di più che atomi sociali.
Prima con “Psicologia dell’inerzia e della solidarietà”, descrivendo come chi si trovi ad assistere ad una situazione di emergenza adotti uno sguardo “opaco”, rimanendo di conseguenza indifferente, appunto, di fronte ad essa. Poi, con “Prigioni della mente”, mostrando come sia possibile che in ognuno di noi silente alberghi un carnefice e che cosa accade, a persone comuni, quando agiscono in situazioni estreme. Adesso, con il suo nuovo libro, l’Autore prosegue nel suo viaggio di esplorazione e di indagine dell’anatomia degli uomini e delle donne di inizio millennio.
In un mondo saturo, dalle risorse oramai limitate, ogni Altro da me è diventato necessariamente un concorrente, un competitore pericoloso, che mi obbliga nell’arena della quotidianità a vivere secondo la filosofia del mors tua vita mea, a patto però che io resti indifferente di fronte alla sorte che tocca al mio simile. Indifferente, alienandomi per sopravvivere.
In questo libro, non è stata formulata nessuna teoria dell’indifferenza. L’Autore ha piuttosto cercato di capire in che modo l’indifferenza venga vissuta, soprattutto quando essa si faccia problema. Egli getta uno sguardo all’interno delle condizioni nelle quali le persone sono disposte ad accettare la propria devianza emozionale, resistendo ai vincoli e alle sanzioni che ci prescrivono e che legittimano il nostro restare lontani, il non farsi toccare per non patire, per non turbare la nostra tranquillità di spettatori, inermi, distratti, complici. Tutto purché non si riesca a vedere nella sofferenza altrui il nostro privilegio.
Il filo narrativo attraverso cui si compie questa anatomia dell’indifferenza, passa attraverso tre storie: le tortuose vicende di un funzionario del personale, sullo sfondo di una città devastata da attentati terroristici; le peripezie ed i drammi di un peacekeeper, nel corso di una missione umanitaria; l’angoscia e l’impotenza di un infermiere, mentre svolge il proprio lavoro nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 di Genova. Tutte e tre le vicende raccontate evidenziano quanto l’essere emotivamente “devianti” comporti il dover sopportare stress. Quanto sia faticoso trasgredire quelle regole sociali (di cui ognuno di noi è un portatore sano e inconsapevole) che prescrivono la pertinenza delle nostre emozioni ai contesti in cui esse si manifestano, essendo anch’esse inscritte in quei copioni di ruolo che ci rendono sempre personaggi pirandelliani in cerca d’autore.
I contesti d’azione che Zamperini prende in considerazione, pur con le rispettive peculiari diversità, aspiravano a considerare gli attori come semplici locatari di una presenza indifferente e li chiamavano a coltivare l’estraneità.
L’Autore ci conduce allora ad intraprendere un tragitto in queste tre sfere dell’indifferenza, individuando l’esito di una devianza emozionale che si fa resistenza, che diventa ribellione. Che non vuole rintanarsi in un angolo a rimuginare sulla propria impotenza. Piuttosto, si fa pronta a cercare il confronto e a non rifuggire più lo scontro. Una lotta frontale dove la persona sicuramente rischia.
Però, gli effetti di una simile contrapposizione, pur investendo pienamente il singolo, vanno ben oltre, riguardano l’intera società. E ad ogni vicenda, corrisponde una particolare conseguenza: il cambiamento, la malattia mentale, l’esclusione sociale.
Queste tre figure del dissenso emozionale, sono testimonianza di quanto l’indifferenza sia, come tutte le emozioni, un modo di disporci con gli altri, all’interno di un determinato contesto socio-normativo. Un disporci mai dato per una volta per sempre, ma sempre rinegoziabile. Infatti tali vincoli possono essere riconosciuti, accettati o infranti.
Trasgredire l’indifferenza significa sfidare e violare le regole della distanza sociale. Usare le emozioni come pratiche per mettere in discussione la gerarchia, per mettere in tensione i rapporti interpersonali e collettivi, dove non si genera tanto un “sento, dunque sono”, bensì il “dissento, dunque siamo”, un punto di partenza da dove poter ricostruire quei legami di solidarietà da cui siamo stati espropriati.
A questa mia recensione, a queste mie parole di commento a un libro che sicuramente non mi ha fatto restare indifferente, vorrei aggiungere, per finire, quelle di una poesia di Samuel Beckett, perché riescono a descrivere in modo molto sintetico ciò che è possibile trovare in tutto il percorso e nell’impegno intellettuale del’Autore di questo saggio sull’indifferenza così “umano,troppo umano”:
 
Musica dell’indifferenza
cuore tempo aria fuoco sabbia
del silenzio frana d’errori
copri le loro voci ch’io
non mi senta più
tacere.
postato da: Inghilleri alle ore 00:02 | link | commenti (3)
categorie: recensioni