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George Kelly | ARGOMENTI DI PSICOLOGIA CLINICA E DI PSICOLOGIA GIURIDICA

ARGOMENTI DI PSICOLOGIA CLINICA E DI PSICOLOGIA GIURIDICA

La potenza della parola nei riguardi delle cose dell'anima sta nello stesso rapporto della potenza dei farmaci nei riguardi delle cose del corpo (Gorgia 483 a.C. circa – 375 a.C.)

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Nome: Marco Inghilleri
Marco Inghilleri, psicologo psicoterapeuta, mediatore familiare, libero professionista, esercita in Padova presso lo Studio di Psicologia Giuridica e Psicoterapia, via Carlo Rezzonico, 22, tel/fax. 049-9875002. Collabora sia con l'Università di Padova (Facoltà di Psicologia e Facoltà di Sociologia) che con l'Università Bicocca di Milano (Facoltà di Sociologia)e con l' Institute of Constructivist Psychology. E' presidente dell'Associazione Italiana di Psicologia e Sociologia Interattivo-costruttivista (www.scienzepostmoderne.org) ed è stato docente in diverse scuole di specializzazione in psicoterapia. Le sue aree di interesse clinico riguardano: problemi relativi all'identità sessuale, personale e sociale, disturbi alimentari, dismorfofobie e problematiche legate alla costruzione dell'immagine corporea in uomini e donne. Si occupa inoltre dei disturbi d'ansia e delle disfunzionalità delle relazioni di coppia e dei disturbi della sessualità.

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martedì, 07 luglio 2009

George Kelly

"Di questi tempi si dice che essere sé stessi è una buona occupazione. Essere sé stessi è considerato salutare. Anche se per me è un po’ difficile capire come sia possibile, per qualcuno, essere qualcos’altro. Penso di capire che ciò significhi non cercare di sforzarsi di diventare diversi da quello che si è. Ciò, di fatto, mi sembra una maniera piuttosto noiosa di vivere. Sarei incline a pensare che ognuno di noi vorrebbe migliorare se decidiamo di essere qualcosa di diverso da quello che siamo. Ebbene, non sono poi tanto sicuro che tutti noi vogliamo migliorare, forse sarebbe più preciso dire che vorremmo una vita più interessante.
C’è qualcos’altro che potrebbe stare dietro a questo imperativo di essere sé stessi, e cioè che nessuno si dovrebbe mascherare. Sospetto che sia qualcosa vicino a quello che gli psicologi intendono quando spingono le persone ad essere sé stesse. Si presume che le persone che affrontano il mondo a viso scoperto siano più spontanee, che si esprimano più completamente, e che abbiano più opportunità di sviluppare le loro capacità se non si mascherano.
Ma questa dottrina della nudità psicologica negli affari umani, di cui tanto si parla al giorno d’oggi e che permette al sé di non truccarsi e mascherarsi, lascia assai poco all’immaginazione. Non invita certo all’avventura. Sospetto, a riguardo, che nel Giardino dell’Eden, Adamo si sarebbe deciso più in fretta di quanto effettivamente fece se Eva avesse fatto un po’ più di attenzione al suo guardaroba. Ho sentito che lo corruppe con una mela. In seguito mi dicono che si inventò qualcosa di più stimolante della foglia di fico.
Ciò che affermo è che non conta tanto ciò che l’uomo è, ma piuttosto quello che progetta di fare di sè stesso. Per fare il balzo egli deve fare qualcosa di più che scoprirsi: deve rischiare una buona percentuale di confusione. Poi, al più presto, come afferra la fugace visione di una vita diversa, deve trovare la maniera di superare il momento della minaccia paralizzante e per questo vive l’attimo in cui si chiede chi sia realmente, quello che è o quello che sta per divenire. Adamo deve aver sperimentato un momento del genere." 
George Kelly- pagg.157-8 The Language of Hypotesis- 1964
George Kelly - Psicologo, Matematico, Educatore. Ha creato la teoria della Psicologia dei Costrutti Personali. Nacque nel Kansas nel 1905. Nel 1909 fece un viaggio con la famiglia nel carro coperto del padre per recintare una terreno in concessione ai pionieri del west nel Colorado. Dopo essere ritornato alla fattoria nel Kansas frequentò irregolarmente la scuola e fu istruito dai genitori. Nel 1926 si laureò in fisica e matematica, in seguito in Pedagogia all’ Edimburgh University e in Psicologia nell’Iowa. Nel 1931 cominciò a lavorare in psicologia clinica, organizzando un programma di cliniche viaggianti dentro e fuori le aree rurali di Fort Hays nel Kansas. La ‘clinica viaggiante’ offriva i suoi servizi ad adulti e bambini attraverso psicoterapie e consulenze, ed era composta esclusivamente da lui e da suoi quattro studenti che lo aiutavano.
Lavorò soprattutto nell’area della psicologia clinica negli USA, elaborando la sua teoria della Psicologia dei Costrutti Personali, centrata sul cambiamento delle persone attraverso la psicoterapia, sebbene ritenesse il termine ‘psicoterapia’ inadeguato per descrivere l’avventura dell’uomo nella transizione e trasformazione. Infatti rifiutò sempre la terminologia tradizionale della psichiatria e della psicologia, ritenendola riduttiva e inefficace. Nel 1945-1946 fu nominato Professore e direttore dell’Istituto di Psicologia Clinica alla Ohio State University. Vi rimase sino al 1965 quando ottenne la Cattedra in Psicologia Teoretica alla Brandeis University. Morì nel 1967.
 
postato da: Inghilleri alle ore 14:13 | link | commenti (1)
categorie: psicoterapia, psicologia clinica

Commenti
#1    08 Luglio 2009 - 23:48
 
la confusione come risorsa , in effetti , è una tappa per comprendere qualcoa che porta un pensare su
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